Occhi e videoterminale: la sindrome da computer

21.01.2026

Two women and man sitting in the office working together.

Passiamo davanti agli schermi una porzione crescente delle nostre giornate, tra computer al lavoro, smartphone negli spostamenti e televisione la sera. Non sorprende, quindi, che si parli sempre più spesso di «sindrome da visione al computer» (in inglese «computer vision syndrome»), ossia l’insieme dei disturbi visivi e oculari legati all’uso prolungato dei dispositivi digitali. Non è una malattia degli occhi, ma un affaticamento, ed è oggi uno dei motivi più frequenti di visita oculistica tra gli adulti che lavorano.

Tipicamente i sintomi compaiono dopo alcune ore di schermo e comprendono bruciore, secchezza, occhi affaticati e arrossati, visione che si annebbia a tratti, mal di testa e fastidio alla luce. Spesso si associano a dolore al collo e alle spalle, perché la postura davanti al monitor non è mai del tutto rilassata.

Il vero colpevole: non ammicchiamo abbastanza

Il meccanismo principale è sorprendentemente semplice. Quando fissiamo uno schermo, la frequenza con cui ammicchiamo crolla, riducendosi anche di due terzi rispetto al normale. L’ammiccamento è ciò che distribuisce le lacrime e mantiene umida la superficie dell’occhio; se diminuisce, il film lacrimale evapora e l’occhio si secca. È un po’ come tenere aperta troppo a lungo la lente di una macchina fotografica: si copre di pulviscolo e l’immagine perde nitidezza. A questo si aggiunge lo sforzo continuo di messa a fuoco da vicino, che stanca il muscolo dell’accomodazione.

La regola del 20-20-20 per dare riposo agli occhi davanti allo schermo.

La regola del 20-20-20

Per dare riposo agli occhi esiste un piccolo accorgimento facile da ricordare, la cosiddetta regola del 20-20-20: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo per circa 20 secondi guardando un oggetto lontano almeno 20 piedi, ossia circa sei metri. Questo gesto rilassa il muscolo della messa a fuoco e «resetta» l’attenzione visiva. Allo stesso modo, fare consapevolmente qualche ammiccamento completo durante le pause aiuta a ridistribuire le lacrime.

Sistemare la postazione

Molto si gioca sull’ergonomia. Lo schermo andrebbe posto a circa 50-70 centimetri dagli occhi e leggermente più in basso rispetto allo sguardo, così che le palpebre coprano una parte maggiore dell’occhio e ne riducano l’evaporazione. È utile ridurre i riflessi sul monitor, regolare la luminosità in armonia con l’ambiente – evitando di lavorare al buio – e umidificare le stanze troppo secche o ventilate dall’aria condizionata, vera nemica del film lacrimale.

 Le lacrime artificiali reintegrano il film lacrimale durante le lunghe giornate al computer.

Occhiali, lacrime e una buona visita

Le lacrime artificiali sono un valido alleato per reintegrare il film lacrimale durante le giornate intense. Chi porta gli occhiali può valutare lenti con trattamenti antiriflesso o, dopo i quarant’anni, lenti pensate per la distanza intermedia dello schermo. È bene ricordare, infine, che un difetto visivo anche piccolo e non corretto, o una presbiopia iniziale, moltiplicano l’affaticamento: ecco perché parte del disturbo, a volte, si risolve semplicemente con la correzione giusta.

In conclusione

La sindrome da videoterminale non danneggia in modo permanente gli occhi, ma può rendere faticose le nostre giornate. La buona notizia è che bastano poche abitudini – pause regolari, ammiccamento consapevole, una postazione ben organizzata e qualche goccia di lacrime artificiali – per stare molto meglio. Quando però i fastidi persistono, una visita oculistica chiarisce se dietro lo schermo si nasconde un occhio secco o un difetto visivo da correggere, restituendo comfort alla vita digitale di ogni giorno.