L’Occhio Secco: quando le lacrime non bastano
09.06.2026

L’occhio secco è una condizione in cui il film lacrimale, ossia il sottile velo di lacrime che riveste e protegge la superficie dell’occhio, diventa scarso o instabile e non riesce più a svolgere il suo compito. Le lacrime non servono soltanto a piangere: formano la prima superficie ottica dell’occhio e ne garantiscono nutrimento e difesa. Quando vengono a mancare, vedere è come scattare una fotografia con la lente dell’obiettivo satinata, rigata e impolverata: l’immagine perde nitidezza e l’occhio reclama attenzione.
Il disturbo è molto più diffuso di quanto si pensi e colpisce, con una certa approssimazione, fino al 20-30% della popolazione adulta, con netta prevalenza nelle donne dopo la menopausa e nelle persone che trascorrono molte ore davanti agli schermi. Non è una semplice seccatura: è una vera e propria malattia della superficie oculare, oggi ben riconosciuta e curabile.

L’occhio secco si manifesta con arrossamento, bruciore e sensazione di sabbia.
Non sempre è questione di quantità
Schematicamente, l’occhio secco ha due meccanismi. Nel primo le lacrime sono troppo poche, perché le ghiandole ne producono in quantità insufficiente. Nel secondo, ben più frequente, le lacrime evaporano troppo in fretta a causa di una disfunzione delle ghiandole di Meibomio, ossia le piccole ghiandole del bordo palpebrale che producono la componente grassa del film lacrimale, quella che ne rallenta l’evaporazione. È per questo che, paradossalmente, anche un occhio che «lacrima molto» può essere un occhio secco: produce lacrime di cattiva qualità che non restano sulla superficie.
I sintomi da non sottovalutare
Tipicamente il paziente lamenta bruciore, sensazione di corpo estraneo o di sabbia, occhi affaticati, fastidio alla luce e una visione che si annebbia a tratti e migliora ammiccando. Curiosamente, anche un’eccessiva lacrimazione può essere un segnale: è la risposta riflessa dell’occhio irritato. I disturbi peggiorano tipicamente la sera, in ambienti secchi o ventilati, in auto con l’aria condizionata e dopo molte ore al computer, quando la frequenza dell’ammiccamento crolla.

La colorazione con fluoresceina evidenzia le aree sofferenti della superficie oculare.
Come si valuta
La diagnosi parte da una visita accurata della superficie oculare. L’oculista misura il BUT (break-up time), ossia il tempo di rottura del film lacrimale, valuta la quantità di lacrime e osserva la superficie con coloranti che evidenziano le aree sofferenti. L’analisi delle ghiandole di Meibomio completa il quadro e orienta la cura, perché trattare un occhio secco senza conoscerne il meccanismo significa procedere alla cieca.
Le soluzioni
Alla base ci sono i sostituti lacrimali, ossia le lacrime artificiali a base di acido ialuronico o metilcellulosa, che reintegrano e stabilizzano il film. Quando il problema è evaporativo, sono utili l’igiene palpebrale, gli impacchi caldi e la luce pulsata, che riattiva le ghiandole di Meibomio. Nei casi più importanti si ricorre ai punctum plugs, minuscoli tappini che rallentano il drenaggio delle lacrime, o a colliri specifici. Accanto alle cure, contano molto le buone abitudini: ammiccare consapevolmente, umidificare gli ambienti, fare pause dagli schermi.
In conclusione
L’occhio secco è una condizione cronica che raramente «guarisce» da sola, ma che oggigiorno si gestisce molto bene quando se ne individua con precisione la causa. Per questo, di fronte a un fastidio che si ripete giorno dopo giorno, la cosa più utile non è cambiare collirio da banco di settimana in settimana, ma affidarsi a una visita oculistica che restituisca al film lacrimale la sua stabilità — e all’occhio il suo comfort.