La Blefaroplastica: quando lo sguardo comunica stanchezza

28.01.2026

La blefaroplastica è l’intervento che corregge l’eccesso di pelle e gli accumuli adiposi delle palpebre superiori e inferiori. È uno degli atti più richiesti della chirurgia del viso, perché la regione perioculare è insieme la più espressiva e la più precoce nel manifestare i segni del tempo.

Con gli anni la pelle palpebrale, sottilissima, perde elasticità e tende a ripiegarsi; contemporaneamente il grasso che protegge l’occhio può farsi strada in avanti, formando le cosiddette «borse». A monte vi è spesso la blefarocalasi, ossia un eccesso e un rilassamento della cute palpebrale. È bene precisare che si tratta di un fenomeno legato all’invecchiamento naturale dei tessuti, non di un difetto da vivere come emergenza.

Distinguere i problemi

Non tutto ciò che riguarda le palpebre è di pertinenza estetica. La blefaroplastica corregge l’eccesso cutaneo e le borse; la ptosi palpebrale — la palpebra che «cade» perché il suo muscolo è indebolito — è invece un problema funzionale, che riduce il campo visivo e si affronta con una tecnica diversa. A differenza di quanto comunemente si pensa, riconoscere quale dei due quadri prevale è il primo compito della visita.

La valutazione preliminare studia la posizione delle palpebre e l’eccesso di cute, distinguendo l’aspetto estetico da quello funzionale.

Come si svolge

L’intervento si esegue di norma in anestesia locale, talvolta con una blanda sedazione, e dura tra i quarantacinque e i novanta minuti. Le incisioni vengono nascoste nelle pieghe naturali: nella piega della palpebra superiore e, per la palpebra inferiore, appena sotto le ciglia o all’interno della congiuntiva, senza cicatrici visibili. I punti si rimuovono in pochi giorni e i lividi si attenuano nell’arco di una-due settimane.

Per chi è indicata

È indicata in chi presenta un reale eccesso di pelle o borse evidenti, e desidera uno sguardo più riposato. Va valutata con prudenza in presenza di occhio secco importante o di patologie oculari, che richiedono un confronto preliminare con l’oculista. L’errore da evitare è promettere un cambiamento dell’espressione: la blefaroplastica non «trasforma» il viso, lo libera da un velo di stanchezza.

Pertanto, anche qui la misura è tutto. Lo scopo non è un occhio «rifatto», ma uno sguardo che torni a corrispondere a come la persona si sente, all’interno di un percorso costruito sulla sua specifica anatomia.