Il Cheratocono: la cornea che si deforma
04.02.2026

Il cheratocono è una malattia della cornea piuttosto diffusa ed è caratterizzato da una ectasia della cornea, ossia un’anomala sporgenza della finestrella trasparente dei nostri occhi. Per capirlo è utile l’immagine del palloncino d’acqua: dove la parete è più sottile e cedevole, la pressione interna la spinge in fuori formando una protrusione. Allo stesso modo, nel cheratocono la cornea si assottiglia e si incurva progressivamente a forma di cono, perdendo la sua regolarità ottica.
Con una certa approssimazione, il cheratocono interessa circa una persona ogni duemila, ma le tecnologie diagnostiche più recenti ne svelano sempre più forme lievi. Tipicamente esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta e tende a progredire fino ai trent’anni circa, per poi stabilizzarsi: è proprio questa finestra giovanile a renderne cruciale la diagnosi precoce.
Lo sapevi che?
Prima di avere il suo nome attuale, il cheratocono è stato chiamato in molti modi: «cornea conica», «staphyloma pellucidum», perfino «cornea a pan di zucchero». La prima descrizione accurata e completa della malattia è attribuita al dottor John Nottingham, autore nel 1854 di un trattato di 270 pagine sulla cornea conica.
Fonti: Gokul A et al., Cornea 2016; Grzybowski A, McGhee CN, Clinical & Experimental Optometry 2013

Il cross-linking crea nuovi legami tra le fibre corneali, irrigidendo e stabilizzando la cornea.
I segnali
Il primo segnale è quasi sempre un astigmatismo che cambia in fretta. Il paziente nota una visione sempre più distorta e sdoppiata, cambia spesso gli occhiali senza mai vederci davvero bene, percepisce aloni attorno alle luci la sera. La progressiva irregolarità della cornea fa sì che gli occhiali, a un certo punto, non riescano più a fornire una correzione soddisfacente. Un astigmatismo elevato e in rapido aumento in un ragazzo è il campanello d’allarme da non ignorare.
La diagnosi
Oggigiorno il cheratocono si diagnostica con grande anticipo grazie alla topografia e alla tomografia corneale, esami che disegnano una mappa tridimensionale della curvatura e dello spessore della cornea, evidenziando l’assottigliamento e la protrusione anche nelle fasi più iniziali, prima che il difetto diventi sintomatico. È lo stesso esame che si esegue, non a caso, prima di qualunque intervento di chirurgia refrattiva, proprio per escludere un cheratocono nascosto.

Gli anelli intracorneali regolarizzano il profilo della cornea nelle forme intermedie.
Fermare la progressione: il cross-linking
La vera svolta nella cura è il cross-linking corneale l’espressione inglese significa letteralmente «legami crociati». La procedura impregna la cornea di riboflavina, una apposita sostanza (la vitamina B2), e la espone a una luce ultravioletta controllata: si creano così nuovi legami tra le fibre del tessuto, che ne aumentano la rigidità e la resistenza. Non migliora la vista, ma ha l’obiettivo, prezioso, di bloccare la progressione del cheratocono, ed è tanto più efficace quanto più precocemente viene eseguito.
Lo sapevi che?
Prima di arrivare ai pazienti, il cross-linking è stato studiato su occhi animali, dove riboflavina e raggi UVA aumentavano in modo significativo la rigidità della cornea. Nel 2003 un gruppo dell’Università Tecnica di Dresda pubblicò uno studio clinico pilota su 23 occhi di 22 pazienti con cheratocono in progressione, esposti alla luce UVA per 30 minuti.
Fonte: Wollensak G et al., American Journal of Ophthalmology 2003
Tornare a vedere bene
Per recuperare la qualità visiva, quando gli occhiali non bastano più, si ricorre alle lenti a contatto rigide o semirigide, che ricreano una superficie ottica regolare «scavalcando» la cornea irregolare; vengono realizzate da ottici contattologi su misura, occhio per occhio, esattamente come fossero un abito sartoriale. Nei casi intermedi si possono impiantare gli anelli intracorneali, che regolarizzano il profilo, mentre nelle forme più avanzate, oggi sempre più rare grazie alla diagnosi precoce, resta il trapianto di cornea.
In conclusione
Il cheratocono ha cambiato volto: da malattia che un tempo evolveva spesso fino al trapianto, è diventata una condizione che, individuata in tempo, si può quasi sempre stabilizzare con il cross-linking e gestire con ottimi risultati visivi. La chiave, come spesso accade in oculistica, è arrivarci presto e per questo un astigmatismo giovanile che peggiora rapidamente merita sempre una visita con topografia corneale.