Sonovein: il trattamento innovativo per le vene varicose
28.01.2026

Tra le novità più interessanti della flebologia c’è il Sonovein, una tecnica che impiega gli ultrasuoni focalizzati per trattare le vene varicose senza alcun accesso chirurgico. Ne parliamo con il Prof. Edoardo Cervi, che lo ha introdotto per la prima volta in Italia presso la Vein Clinic Ippocrate di Parma.
Perché le varici non sono un banale inestetismo
Le vene varicose, o varici, sono dilatazioni delle vene del sistema venoso superficiale degli arti inferiori. È un problema molto frequente: tra il 10 e il 40% della popolazione ne soffre, oltre 7 milioni di persone solo in Italia, con una prevalenza nel sesso femminile. Il messaggio importante e giusto da dare è che la vena varicosa non rappresenta solamente un inestetismo: se una vena si dilata, il sangue al suo interno ristagna e si può andare incontro a trombosi (varicotrombosi), con possibile estensione al circolo profondo ed embolia polmonare, oltre al rischio di rottura e di ulcera.

Il Sonovein (tecnologia HIFU): gli ultrasuoni focalizzati chiudono la vena senza incisioni né cicatrici.
Che cos’è il Sonovein
Il Sonovein si basa sulla tecnologia HIFU, che significa ultrasuoni focalizzati ad alta intensità. Si tratta di una tecnologia con una storia interessante: sperimentata negli anni ’90 sui tumori della prostata, è stata poi estesa a rene, mammella e vescica, alla medicina estetica e infine all’insufficienza venosa. Il principio è elegante: gli ultrasuoni vengono concentrati con precisione su un punto della vena, generando un calore mirato che ne provoca la chiusura — esattamente come una lente concentra i raggi del sole. Il tutto avviene dall’esterno, senza alcun contatto diretto con il vaso.
Come si svolge
La procedura si esegue interamente sotto guida ecografica, in regime ambulatoriale. Il vantaggio più evidente è che non richiede incisioni: non vi sono quindi cicatrici né il rischio di infezioni legato agli accessi cutanei. Rispetto al passato, in cui si ricorreva ad anestesia generale o spinale e all’asportazione chirurgica della vena (stripping), si tratta di un cambiamento di paradigma in direzione della massima mininvasività.
Pertanto, pur restando indispensabile una corretta selezione del paziente mediante ecocolordoppler, questa procedura, ove eseguibile, rivoluzionerà a mio avviso il trattamento dell’insufficienza venosa degli arti inferiori.

