La Cataratta: quando il mondo si appanna

09.06.2026

La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, ossia della lente naturale presente all’interno del nostro occhio. Da trasparente che era, questa lente diventa via via più giallastra e opaca, e vedere attraverso di essa è come guardare attraverso una finestra molto sporca: i contorni si ammorbidiscono, i colori sbiadiscono, la luce abbaglia. Non è una malattia nel senso temibile del termine, ma un appuntamento obbligatorio per quasi tutti noi, esattamente come l’arrivo dei capelli bianchi.

Tipicamente, la cataratta è legata all’età e comincia a manifestarsi dopo i sessant’anni, anche se esistono forme più precoci favorite da traumi, diabete, uso prolungato di cortisone o forte miopia. Con una certa approssimazione, in Italia si eseguono ogni anno circa 600.000 interventi di cataratta: è, di gran lunga, l’operazione chirurgica più praticata nel nostro Paese.

Raffigurazioni storiche del «couching», l’antica manovra per spostare il cristallino opaco.

Come ci si accorge della cataratta

Il paziente lamenta una visione progressivamente annebbiata che gli occhiali non riescono più a correggere, una crescente sensibilità all’abbagliamento — i fari delle auto di notte, il sole basso — e talvolta una curiosa percezione dei colori più spenti, come «lavati». In alcuni casi compare una miopia che prima non c’era, tanto che qualcuno torna paradossalmente a leggere senza occhiali: è il cristallino che, indurendosi, cambia il proprio potere ottico. Sono segnali che meritano una visita, non un nuovo paio di occhiali.

Una storia lunga millenni

La chirurgia della cataratta ha una storia affascinante. Già gli antichi praticavano il «couching», ossia una manovra che consisteva nel lussare il cristallino opaco facendolo cadere all’interno dell’occhio — un po’ come smontare una lente sporca e lasciarla cadere dentro l’obiettivo. Si è passati poi all’estrazione dell’intera lente e, nella seconda metà del Novecento, agli ultrasuoni di Kelman, che hanno introdotto la facoemulsificazione. Oggigiorno disponiamo anche del laser a femtosecondi, capace di eseguire alcuni passaggi dell’intervento con estrema precisione.

Una lente intraoculare (IOL): il cristallino artificiale che sostituisce quello opacizzato.

L’intervento oggi

L’operazione moderna consiste nel frammentare e aspirare il cristallino opaco attraverso una microincisione e nel sostituirlo con una lente intraoculare (IOL), ossia un piccolo cristallino artificiale che resterà nell’occhio per sempre. L’intervento dura mediamente 15-20 minuti, si svolge in regime ambulatoriale e in anestesia topica, ossia mediante apposite gocce di collirio anestetico: è completamente indolore, e il paziente può tornare a casa nel giro di un’ora. Il recupero visivo è generalmente rapido, nell’arco di pochi giorni.

Non solo togliere la cataratta: vedere meglio

La sostituzione del cristallino offre oggi un’opportunità preziosa: scegliere il tipo di lente intraoculare in base alle esigenze del paziente. Esistono IOL toriche, che correggono anche l’astigmatismo, e IOL multifocali o «premium», che permettono di mettere a fuoco a più distanze riducendo la dipendenza dagli occhiali anche per la lettura. La scelta va calibrata caso per caso, valutando insieme all’oculista lo stile di vita e le aspettative.

In conclusione

La cataratta è, tra le condizioni dell’occhio che invecchia, quella dall’esito più felice: si tratta dell’unica vera causa di «cecità» completamente e brillantemente reversibile. Il momento dell’intervento non è dettato da una soglia rigida, ma dal disturbo che la cataratta arreca alle attività quotidiane del paziente. Per questo una visita oculistica periodica, dopo i sessant’anni, resta lo strumento più semplice per stabilire insieme, senza fretta e senza allarmismi, quando è il momento giusto per tornare a vedere il mondo nitido.